sabato 8 novembre 2008

Banalità e radicalità del male | Tzvetan Todorov



“La memoria come rimedio al male” è il titolo della lezione del filosofo Tzvetan Todorov in occasione della rassegna di iniziative “Alla ricerca del buon governo” che si terranno a Siena dal 12 al 16 novembre di cui Repubblica ha pubblicato un’anticipazione il 7 novembre 08.




… Riassumiamo i risultati del nostro percorso.
La memoria del passato sarà sterile se ce ne serviamo per erigere un muro invalicabile far il male e noi, se ci identifichiamo solo con gli eroi irreprensibili e con le vittime innocenti, respingendo gli agenti del male adl di fuori delle frontiere dell’umanità: questo è quello che facciamo abitualmente. Anche nella vita quotidiana noi dimentichiamo facilmente il male che infliggiamo, ma conserviamo molto a lungo nella memoria quello che subiamo. E giustamente: noi non proviamo le sofferenze degli altri! Il rimedio che cerchiamo non consisterà dunque in un semplice ricordo del male di cui il nostro gruppo o in nostri antenati sono stati vittime. Occorre fare un passo in più e interrogarci sulle ragioni che hanno fatto sopraggiungere il male. Una volta commesso il crimine, non possiamo più aiutare veramente coloro che l’hanno subito, ma solo consolarli. Possiamo, invece, agire sui criminali, quelli del passato affinché non ricomincino, ma anche quelli dei tempi a venire.
Poiché la “bestia immonda” non è fuori di noi, in un altrove lontano, ma è in noi. Al termine della seconda guerra mondiale Romani Gary, che aveva combattuto contro la Germania come aviatore, era già giunto a questa conclusione: “Quello che c’è di criminale del tedesco è l’uomo”. E poi aggiungeva: “ciò che è terribile nel nazismo, si dice, è il suo lato disumano. D’accordo, ma occorre arrendersi all’evidenza: questo lato disumano fa parte dell’umano. Tanto non si riconoscerà che il disumano appartiene all’umanità, tanto resteremo in una menzogna pietosa”. Il termine “umano” non è un sinonimo appropriato di “generoso” o di “misericordioso”.
Ecco perché non arriveremo mai a liberare gli esseri umani dal male. La nostra speranza è, non di sradicarlo definitivamente, ma di tentare di comprenderlo, di contenerlo, di addomesticarlo, riconoscendo che è presente ugualmente in noi stessi. Del resto i vangeli suggeriscono una interpretazione prudente della formula della preghiera: piuttosto che liberare gli uomini dal male una volta per tutte, il Cristo chiede a Dio di metterli in guardia, di proteggerli.
Questo non vuol dire che noi dovremmo rivolgere tutta la nostra animosità contro noi stessi, come individui o come popolo, ricordandoci solo delle pagine nere del nostro passato, opprimendoci di rimproveri e condannandoci a vivere nella penitenza, a batterci perpetuamente la nostra colpa. Il male non si identifica con noi più che con gli altri, e il bene è anch’esso onnipresente, perfino banale.
Ancora meno dobbiamo rinunciare a ogni giudizio morale: il nostro avversario qui non è la morale, ma l’egocentrismo e il manicheismo; semplicemente non sono gli individui o i popoli a essere malvagi, ma le loro azioni a diventarlo. La memoria del passato potrebbe aiutarci in questo lavoro di riconoscimento, a condizione di non dimenticare che il bene e il male sgorgano dalla stessa fonte e che nei migliori racconti del mondo essi non si separano.


Tzvetan Todorov, 68 anni, bulgaro di nascita, francese di nazionalità, filosofo del linguaggio, allievo prediletto di Roland Barthes, è l'autore di "Memoria del male, tentazione delbene" un classico del '900 sullo studio dei totalitarismi, sulle utopie che hanno condotto al "secolo tragico" in cui coniuga l'analisi storica con sei biografie esemplari, tra cui quelle di Vasilij Grossman, Primo Levi, Romain Gary e Germaine Tillion. Todorov si è orientato sempre più verso una speculazione incentrata sull'idea dell'incontro con l''altro' ('La conquista dell'America' e 'Noi e gli altri'), in cui si affermano l'enunciazione e l'elaborazione di un umanesimo come via alla diversità umana. Il suo viene definito anche un neo-umanesimo in cui si propugna il tema della bellezza, cioè della trasparenza e quasi santità dell’agire umano quale viatico per il bene comune.
Sui pericoli di un assolutismo del bene, Todorov dice: "La tentazione del bene è la certezza di possedere il concetto di bene, di vederlo incarnato in noi e di volerlo imporre con la forza agli altri. La religione non è pericolosa in se stessa, ma lo diventa quando si unisce al potere temporale. Purtroppo lo si è visto spesso nella storia: ha fatto molto più male la tentazione del bene che quella del male" (intervista di Giampaolo Carbonetto).
Sul senso della letteratura per i giovani studenti e per gli uomini in generale, Todorov sostiene che bisogna «...insistere su quest'idea: quest'opera come parla a noi giovani, in che modo migliora la nostra comprensione della vita? La letteratura ci dice qualcosa di essenziale su noi esseri umani. Non è un gioco alchemico di metafore e metonimie. Se capiranno cosa insegna, gli allievi si interesseranno di più a essa. Perché i Greci andavano ad assistere alle tragedie? Non per deliziarsi di esercizi letterali ma per capire meglio il proprio destino sulla Terra» (intervista di Maria Serena Palieri dell'Unità).
(Testi ripresi anche da Michele Mieri e Sergio Buonadonna)


Materiali online
>Testi, notizie e interviste su Tzvetan Todorov in Bulgaria-Italia.com
>intervista di Grazia Casagrande su totalitarismo e tentazione del bene
>intervista di Sergio Buonadonna su La letteratura deve favorire il sentimento della bellezza


Per non smettere di pensare
_Se il bene quanto il male fanno parte dell’uomo, quale è la fonte da cui sgorgano? Cos’è la coscienza dell’uomo se contiene in sé anche la negazione della sua stessa natura? 
(Cfr. Tu non uccidere: Introduzione pag. 1-3, Capitolo 0 pag 5, Il senso del tragico pag 56-59, Capitolo 6 pag 217 e seguenti)

_Perché non possiamo sradicare il male dall’uomo? Perché è importante comprenderlo? (Cfr. Tu non uccidere: Potremo essere ancora felici? pag 76-83, Psicanalisi a distanza di due giganti del male pag 126-127)

mercoledì 5 novembre 2008

Banalità e radicalità del male | Philip Zimbardo



Guardate per un momento questa straordinaria immagine. Ora chiudete gli occhi e richiamatela alla memoria.
Con gli occhi della mente vedete tanti angeli bianchi che danzano nel cielo nero? O vedete invece tanti demoni reni, tanti diavoli con le corna insediati nel risplendente spazio bianco dell'Inferno? Questa illusione ottica di M.C. Escher [NdR Il limite del cerchio IV] permette di vedere entrambe le immagini. Una volta consapevoli della congruenza fra bene e male, non potete vedere solo l'uno o l'altro. Nelle prossime pagine non vi permetterò di tornare alla comoda separazione tra il vostro Lato buono e innocente e il vostro Lato cattivo e perverso. "Sono capace di compiere il male?" è la domanda su cui voglio che riflettiate continuamente durante questo nostro viaggio in contesti totalmente estranei.

Dall'immagine di Escher emergono tre verità psicologiche. Anzitutto, il mondo è pieno di bene e di male - lo è stato, lo è e lo sarà sempre. In secondo luogo, la barriera tra il bene e il male è permeabile e sfumata. E in terzo luogo, gli angeli possono diventare diavoli e, cosa forse più difficile da concepire, i diavoli possono diventare angeli.
tratto da "L'effetto Lucifero", Philip Zimbardo, Raffaello Cortina, 2008, pag 1.

Philip Zimbardo è un 75nne professore emerito di Psicologia alla Stanford University al quale siamo tutti debitori per il suo originale e fecondo approccio nello studio dei comportamenti malvagi. Sua infatti la teoria che attribuisce alla componente situazionale -l'ambiente, il ruolo, le circostanze- e sistemica -la forza ideologica, il senso di appartenenza e del dovere che un sistema politico, culturale o religioso esercitano- un contributo determinante nello sviluppo di comportamenti disumani, degradanti e crudeli, protratti senza alcuna considerazione della natura umana della vittima.
Zimbardo è divenuto famoso per aver condotto nel 1971 un esperimento (passato alla storia come The Stanford Prison Experiment) in cui simulava l'ambiente di una prigione per osservare le modificazioni del comportamento dei volontari, suoi studenti, in relazione alla situazione e al ruolo di carcerieri e condannati che avevano assunto. Dopo 27 anni Zimbardo ha deciso finalmente di raccontare in un libro quei difficili momenti che lo costrinsero a sospendere dopo 7 giorni l'esperimento a causa del comportamento disumano che i carcerieri stavano assumendo nei confronti dei carcerati volontari che nella realtà erano i loro compagni di università. Nasce così
L'effetto lucifero, un ponderoso studio di oltre 600 pagine sulla psicologia del male, in cui Zimbardo racconta in modo asciutto e dettagliato prima l'esperimento di Stanford e poi la sua esperienza di perito di parte per un processo sui terribili crimini di Abu Graib.
Dopo un viaggio nel lato oscuro dell'animo umano, il libro si chiude con un raggio di luce. Nell'ultimo capitolo infatti, Zimbardo indica la coscienza di sé e del mondo come la risorsa primaria per resistere a quelle influenze situazionali e sistemiche da cui è nato l'effetto lucifero per molti dei peggiori crimini e comportamenti disumani della nostra storia recente. Zimbardo incoraggia anche una mitologia dell'eroismo del bene, ricordando però che gli eroi del bene non sono esseri superiori ma sono persone come noi che hanno avuto la possibilità di fare una scelta consapevole, capace di relazionarsi con i condizionamenti subiti e con la sofferenza dell'altro.

Materiali online
>Il sito ufficiale di Philip Zimbardo e il sito del suo libro Lucifer Effect
>La recensione di Galimberti per L'effetto Lucifero apparsa su Repubblica del 12 marzo 2008
>Video (in inglese) di un intervento di Zimbardo su "Come persone comuni diventano mostri... o eroi" qui sotto o su Ted.com

martedì 4 novembre 2008

Banalità e radicalità del male | Zygmunt Bauman


"Credo che ciò che l’evento dell’Olocausto avrebbe dovuto forzarci ad abbandonare (ma non è stato così) fosse l’eterna comprensione dell’idea di comprensione – ed in particolare della comprensione del male: quegli atti mostruosi sono perpetrati da mostri, atti folli (cioè, sfidare la routine, violare tutto ciò che è assunto essere ‘la norma’) sono commessi da uomini folli, e l’insieme delle cose malvagie sono fatte da gente malvagia. Ma questa tendenza è tutto fuorché morta – vedi per esempio il tentativo di Goldhagen di ‘spiegare’ l’Olocausto… Fintanto che persiste una simile presunzione del significato di ‘comprensione’, ‘l’Olocausto è incomprensibile’: non possiamo realmente ricostruire il modo in cui funziona la mente di un folle, non possiamo ‘metterci nei panni’ di Hitler, Himmler, Eichmann e degli ‘esecutori del loro volere’. L’intero evento resta perciò caparbiamente un fenomeno ‘al di là’, sta oltre l’inaccettabile del mondo umano, al di fuori dei confini della ragione, rimane un’‘assoluta, impenetrabile alterità’ – non molto diversa dal Diavolo che serviva ai nostri antenati medievali come spiegazione di pestilenze, carestie, inondazioni. Ma la grande (ancora in linea di massima inesplorata) scoperta dell’Olocausto è il ‘cosiddetto’ raggiungimento ‘umano, troppo umano’. La scoperta più orribile è che la gente comune come Lei e me (fra i responsabili gente del genere era la maggioranza, ed essi costituirono la quasi totalità dei testimoni silenziosi e passivi) – mariti fedeli, padri premurosi, vicini servizievoli – abbiano potuto partecipare a quel crimine di massa".

Zygmunt Bauman  è uno dei più famosi sociologi del mondo e dal suo osservatorio produce a ritmi serrati pagine e pagine di un'acuta critica della "società liquida" dei nostri tempi. Il suo approccio colpisce nel segno e incontra i gusti di un pubblico anche di non specialisti perché la sua analisi è sempre legata al vissuto affettivo, ai sentimenti e alle emozioni che muovono i comportamenti individuali e sociali.  Un suo testo capitale è stato Modernità e Olocausto (Mulino, 1992) in cui ha esposto una tesi sintetizzabile in questa battuta "La modernità rese possibile l’Olocausto. Fu la regola totalitaria a perfezionare tale possibilità". 
Nel brano che abbiamo estratto dall'intervista realizzata per il nostro libro, Bauman mette l'accento su due importanti temi dell'indagine sul male: l'errore di una radicalizzazione del male che lo rende così altro da non appartenerci più, e di converso, la difficile realizzazione che invece il male ci appartiene, che il male si nasconde nelle pieghe della quotidianità, della banale vita di gente semplice, come noi.

Per non smettere di pensare 
_Se è vero che il male è inscritto nella natura dell'uomo allora nessuno può esserne del tutto libero. Nella nostra giornata, nelle nostre esperienze di vita, dove si nasconde la banalità del male? Quali gesti compiamo senza domandarci il perché, senza assumerci in pieno la responsabilità delle nostre azioni ma rimandando ad un'autorità o ad un'abitudine la ragione delle nostre azioni?

_Quale fenomeno contemporaneo o fatto di cronaca ci ricorda che demonizzare il male non significa allontanarlo bensì coltivarlo e alimentarne la crescita? 


se da un libro nasce un blog




Nasce oggi il blog di Tu non uccidere, l'antologia interdisciplinare (Tu non uccidere, Damiani Editore, 2008) dalla quale stanno per partire numerose iniziative didattiche negli Istituti Superiori di tutta Italia. 
Questo blog farà da riferimento e da sostegno al lavoro degli insegnanti e delle classi che potranno postare i loro contributi e scambiare commenti per alimentare le domande e la riflessione sulla natura dell'uomo in quanto colui che può negare se stesso riducendosi a cosa tra le cose. 
Più nel dettaglio, l'ambizioso obiettivo di questo blog sarà quello di raccontare, tramite approfondimenti e ricerche concordati con i partecipanti al progetto, il processo di trasformazione globale che ha rivoluzionato e sta rivoluzionando il mondo e la vita degli uomini in questi utlimi 100 anni. E vorremmo farlo a partire dai fatti, le storie e i personaggi che hanno messo in atto le più grandi aberrazioni contro l'umanità, per mostrare come ancora oggi non siamo stati in grado di rispondere in modo decisivo a quelle sfide lanciate al cuore stesso della natura umana. Per questo andremo a scavare nell'attualità, nelle questioni globali che attanagliano l'umanità, alla ricerca delle testimonianze di questa incapacità.   
Molte le domande scottanti che ieri come oggi attendono risposta prima di riaffermare con piena consapevolezza qualsiasi valore o diritto fondamentale in capo all'essere umano. In che modo ridare senso alla natura umana dopo Auschwitz? Su quale fondamento poggiano i valori di dignità umana, libertà, uguaglianza? Cos'è la natura umana oggi se la scienza pensa l'uomo come un aggregato complesso di materia, se il relativismo culturale ci impedisce di trovare un terreno comune e una base condivisa dalla quale dialogare pacificamente?

Ci muoveremo a tutto campo, cercando spunti di riflessione sull'umanità e l'attualità del male nella cronaca, nella riflessione filosofica come nella narrativa e nel fumetto, nell'arte come nella scienza, guidati dal comune filo della domanda sull'uomo e sulla sua verità. Attualità e storia alimenteranno il nostro blog così come è stato per il nostro volume ma con una radicale differenza: perché se da un libro nasce un blog anche tu sei chiamato a contribuire con la tua esperienza e con il tuo pensiero. 
Posta i tuoi commenti, inviaci suggerimenti e materiali sul nostro blog, contribuirai a tenere viva la domanda sul senso dell'essere umani, sul senso della tua vita. 

Dalla prefazione: “Tu non uccidere vuole essere uno strumento per pensare, per ritornare a se stessi in maniera concreta, facendo esperienza della propria dimensione interiore e scoprendo in questa dimensione qualcosa che va al di là dell'individualità e della relatività delle posizioni culturali. Il valore della scoperta di qualcosa che va oltre noi stessi e che risiede nella nostra natura più intima, crediamo possa illuminare il senso dell'essere umani e della presenza del male nella nostra coscienza".





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