
La memoria del passato sarà sterile se ce ne serviamo per erigere un muro invalicabile far il male e noi, se ci identifichiamo solo con gli eroi irreprensibili e con le vittime innocenti, respingendo gli agenti del male adl di fuori delle frontiere dell’umanità: questo è quello che facciamo abitualmente. Anche nella vita quotidiana noi dimentichiamo facilmente il male che infliggiamo, ma conserviamo molto a lungo nella memoria quello che subiamo. E giustamente: noi non proviamo le sofferenze degli altri! Il rimedio che cerchiamo non consisterà dunque in un semplice ricordo del male di cui il nostro gruppo o in nostri antenati sono stati vittime. Occorre fare un passo in più e interrogarci sulle ragioni che hanno fatto sopraggiungere il male. Una volta commesso il crimine, non possiamo più aiutare veramente coloro che l’hanno subito, ma solo consolarli. Possiamo, invece, agire sui criminali, quelli del passato affinché non ricomincino, ma anche quelli dei tempi a venire.
Poiché la “bestia immonda” non è fuori di noi, in un altrove lontano, ma è in noi. Al termine della seconda guerra mondiale Romani Gary, che aveva combattuto contro la Germania come aviatore, era già giunto a questa conclusione: “Quello che c’è di criminale del tedesco è l’uomo”. E poi aggiungeva: “ciò che è terribile nel nazismo, si dice, è il suo lato disumano. D’accordo, ma occorre arrendersi all’evidenza: questo lato disumano fa parte dell’umano. Tanto non si riconoscerà che il disumano appartiene all’umanità, tanto resteremo in una menzogna pietosa”. Il termine “umano” non è un sinonimo appropriato di “generoso” o di “misericordioso”.
Ecco perché non arriveremo mai a liberare gli esseri umani dal male. La nostra speranza è, non di sradicarlo definitivamente, ma di tentare di comprenderlo, di contenerlo, di addomesticarlo, riconoscendo che è presente ugualmente in noi stessi. Del resto i vangeli suggeriscono una interpretazione prudente della formula della preghiera: piuttosto che liberare gli uomini dal male una volta per tutte, il Cristo chiede a Dio di metterli in guardia, di proteggerli.
Questo non vuol dire che noi dovremmo rivolgere tutta la nostra animosità contro noi stessi, come individui o come popolo, ricordandoci solo delle pagine nere del nostro passato, opprimendoci di rimproveri e condannandoci a vivere nella penitenza, a batterci perpetuamente la nostra colpa. Il male non si identifica con noi più che con gli altri, e il bene è anch’esso onnipresente, perfino banale.
Ancora meno dobbiamo rinunciare a ogni giudizio morale: il nostro avversario qui non è la morale, ma l’egocentrismo e il manicheismo; semplicemente non sono gli individui o i popoli a essere malvagi, ma le loro azioni a diventarlo. La memoria del passato potrebbe aiutarci in questo lavoro di riconoscimento, a condizione di non dimenticare che il bene e il male sgorgano dalla stessa fonte e che nei migliori racconti del mondo essi non si separano.
(Testi ripresi anche da Michele Mieri e Sergio Buonadonna)
>intervista di Sergio Buonadonna su La letteratura deve favorire il sentimento della bellezza
_Se il bene quanto il male fanno parte dell’uomo, quale è la fonte da cui sgorgano? Cos’è la coscienza dell’uomo se contiene in sé anche la negazione della sua stessa natura?

