Guardate per un momento questa straordinaria immagine. Ora chiudete gli occhi e richiamatela alla memoria.
Con gli occhi della mente vedete tanti angeli bianchi che danzano nel cielo nero? O vedete invece tanti demoni reni, tanti diavoli con le corna insediati nel risplendente spazio bianco dell'Inferno? Questa illusione ottica di M.C. Escher [NdR Il limite del cerchio IV] permette di vedere entrambe le immagini. Una volta consapevoli della congruenza fra bene e male, non potete vedere solo l'uno o l'altro. Nelle prossime pagine non vi permetterò di tornare alla comoda separazione tra il vostro Lato buono e innocente e il vostro Lato cattivo e perverso. "Sono capace di compiere il male?" è la domanda su cui voglio che riflettiate continuamente durante questo nostro viaggio in contesti totalmente estranei.
Dall'immagine di Escher emergono tre verità psicologiche. Anzitutto, il mondo è pieno di bene e di male - lo è stato, lo è e lo sarà sempre. In secondo luogo, la barriera tra il bene e il male è permeabile e sfumata. E in terzo luogo, gli angeli possono diventare diavoli e, cosa forse più difficile da concepire, i diavoli possono diventare angeli.
tratto da "L'effetto Lucifero", Philip Zimbardo, Raffaello Cortina, 2008, pag 1.
Philip Zimbardo è un 75nne professore emerito di Psicologia alla Stanford University al quale siamo tutti debitori per il suo originale e fecondo approccio nello studio dei comportamenti malvagi. Sua infatti la teoria che attribuisce alla componente situazionale -l'ambiente, il ruolo, le circostanze- e sistemica -la forza ideologica, il senso di appartenenza e del dovere che un sistema politico, culturale o religioso esercitano- un contributo determinante nello sviluppo di comportamenti disumani, degradanti e crudeli, protratti senza alcuna considerazione della natura umana della vittima.
Zimbardo è divenuto famoso per aver condotto nel 1971 un esperimento (passato alla storia come The Stanford Prison Experiment) in cui simulava l'ambiente di una prigione per osservare le modificazioni del comportamento dei volontari, suoi studenti, in relazione alla situazione e al ruolo di carcerieri e condannati che avevano assunto. Dopo 27 anni Zimbardo ha deciso finalmente di raccontare in un libro quei difficili momenti che lo costrinsero a sospendere dopo 7 giorni l'esperimento a causa del comportamento disumano che i carcerieri stavano assumendo nei confronti dei carcerati volontari che nella realtà erano i loro compagni di università. Nasce così L'effetto lucifero, un ponderoso studio di oltre 600 pagine sulla psicologia del male, in cui Zimbardo racconta in modo asciutto e dettagliato prima l'esperimento di Stanford e poi la sua esperienza di perito di parte per un processo sui terribili crimini di Abu Graib.
Dopo un viaggio nel lato oscuro dell'animo umano, il libro si chiude con un raggio di luce. Nell'ultimo capitolo infatti, Zimbardo indica la coscienza di sé e del mondo come la risorsa primaria per resistere a quelle influenze situazionali e sistemiche da cui è nato l'effetto lucifero per molti dei peggiori crimini e comportamenti disumani della nostra storia recente. Zimbardo incoraggia anche una mitologia dell'eroismo del bene, ricordando però che gli eroi del bene non sono esseri superiori ma sono persone come noi che hanno avuto la possibilità di fare una scelta consapevole, capace di relazionarsi con i condizionamenti subiti e con la sofferenza dell'altro.
Zimbardo è divenuto famoso per aver condotto nel 1971 un esperimento (passato alla storia come The Stanford Prison Experiment) in cui simulava l'ambiente di una prigione per osservare le modificazioni del comportamento dei volontari, suoi studenti, in relazione alla situazione e al ruolo di carcerieri e condannati che avevano assunto. Dopo 27 anni Zimbardo ha deciso finalmente di raccontare in un libro quei difficili momenti che lo costrinsero a sospendere dopo 7 giorni l'esperimento a causa del comportamento disumano che i carcerieri stavano assumendo nei confronti dei carcerati volontari che nella realtà erano i loro compagni di università. Nasce così L'effetto lucifero, un ponderoso studio di oltre 600 pagine sulla psicologia del male, in cui Zimbardo racconta in modo asciutto e dettagliato prima l'esperimento di Stanford e poi la sua esperienza di perito di parte per un processo sui terribili crimini di Abu Graib.
Dopo un viaggio nel lato oscuro dell'animo umano, il libro si chiude con un raggio di luce. Nell'ultimo capitolo infatti, Zimbardo indica la coscienza di sé e del mondo come la risorsa primaria per resistere a quelle influenze situazionali e sistemiche da cui è nato l'effetto lucifero per molti dei peggiori crimini e comportamenti disumani della nostra storia recente. Zimbardo incoraggia anche una mitologia dell'eroismo del bene, ricordando però che gli eroi del bene non sono esseri superiori ma sono persone come noi che hanno avuto la possibilità di fare una scelta consapevole, capace di relazionarsi con i condizionamenti subiti e con la sofferenza dell'altro.
Materiali online
>Video (in inglese) di un intervento di Zimbardo su "Come persone comuni diventano mostri... o eroi" qui sotto o su Ted.com
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